I limiti dell'empatia



Scrive L'Atlantic: « L’empaticamente corretto è il nuovo politicamente corretto ».
Più provocatorio ancora il Prof. Bloom, che sostiene: « L'empatia ha alcune caratteristiche spiacevoli: è campanilista, gretta e cieca. Diamo il meglio di noi quando siamo abbastanza intelligenti da non farvi affidamento. [...]  Tali sono i paradossi dell'empatia: la sua potenza ha a che fare in buona misura con la sua capacità di concentrare il nostro giudizio morale in un puntatore laser di attenzione estremamente focalizzata».



Siamo esseri finiti, dopo tutto, con una morale soggettiva ed un set finito di emozioni. L'empatia è selettiva: scegliamo di provarla per un numero limitato di individui e non potrebbe essere diversamente.
Di solito proviamo empatia per vittime vicine perché ci ricordano noi.
Selezione, dunque. Per lo più inconscia.
Altre volte manifestiamo empatia esclusivamente per vittime lontane, per lo più allo scopo di distinguerci dagli altri.
Selezione, dunque. Molto conscia.
In un caso o nell'altro tendiamo a metterci nei panni di una piccola minoranza.
Chi sostiene il contrario è molto probabilmente un individuo narcisista con seconde finalità o un individuo che ama semplicemente fare la morale agli altri.

L'empatia è una bellissima capacità, inteso, ma la sua esasperazione - che generalmente equivale all'esasperazione della sua manifestazione (ciò che è esibito è sempre vero?) - non è affatto positiva. Il rischio è quello di rimanere imprigionati nelle propria visione delle cose (e dunque nella propria personalissima morale), ripudiando ogni àncora esterna (leggi, cultura, personalità stimate...) e rifiutando ogni apertura verso la possibilità di essere messi in discussione.

C'è un articolo del New York Times in cui mi sono imbattuta e che ho trovato molto interessante. L'autore, David Brooks, prende spunto dai risultati di uno studio sull'empatia.
Vi lascio con la traduzione.


***

dal New York Times, 29/9/2011

I Limiti dell' Empatia

David Brooks

Siamo circondati da persone che cercano di rendere il mondo un posto migliore. [...] Come scrive Steven Pinker nel suo nuovo libro, "I migliori angeli della nostra natura," stiamo vivendo nel bel mezzo di una empatia-mania. Ci sono librerie piene di libri a tal riguardo: "L'Età dell' Empatia", "L'apertura empatica","La Civiltà empatica"," Insegnare l'empatia". C'è anche una teoria secondo cui abbiamo neuroni-specchio nella nostra testa che ci permettono di sentire ciò che è nella testa degli altri e che questi neuroni portano alla comprensione dei bisogni altrui ed all'azione morale.
C'è molta verità in tutto questo. Abbiamo i neuroni-specchio nelle nostre teste e le persone empatiche sono più sensibili alle idee ed alle sofferenze altrui, nonché più propense a formulare giudizi morali compassionevoli.
Il problema nasce quando si cerca di trasformare il sentimento in azione. L'empatia ti rende più consapevole della sofferenza altrui, ma non necessariamente ti motiva ad agire moralmente o ti frena dall'agire immoralmente. Durante l'Olocausto, le guardie carcerarie naziste a volte piangevano mentre uccidevano donne e bambini ebrei, ma hanno comunque portato a termine ciò che gli era stato chiesto. I soggetti dei famosi esperimenti di Milgram provavano angoscia nel momento in cui dovevano somministrare scosse elettriche agli altri soggetti della ricerca, ma comunque hanno premuto il tasto perché un tizio in un camice da laboratorio ha detto loro di farlo.

L'empatia orienta verso una qualche azione morale, ma non sembra aiutare molto quando tale azione deve essere compiuta ad un costo personale. Puoi sentire una fitta al cuore per il senzatetto sul lato opposto della strada, ma con molta probabilità non attraverserai la strada per dargli un dollaro.
Ci sono stati innumerevoli studi che hanno valutato il legame tra l'empatia e l'azione morale. Diversi studiosi sono giunti a conclusioni diverse, ma, in un recente articolo, Jesse Prinz, un filosofo presso l'Università di New York, ha riassunto le ricerche in questo modo: "Questi studi suggeriscono che l'empatia non è un elemento chiave nella motivazione morale. Il suo contributo è trascurabile nei bambini, modesto negli adulti e del tutto inesistente quando il sacrificio richiesto è significativo".
Altri studiosi hanno definito l'empatia un "fiore fragile", che viene facilmente schiacciato dalla preoccupazione per sé.
Inoltre, sostiene ancora Prinz, l'empatia spesso porta le persone fuori strada. Induce a preferire vittime graziose a vittime più sgradevoli. Conduce al nepotismo. Sovverte la giustizia (la giuria tende a dare sentenze più leggere agli imputati che si mostrano rattristiti). Ci fa reagire a incidenti scioccanti, come un uragano, ma non a problemi di vecchia data, come la fame nel mondo o le malattie prevenibili.

Nessuno è contro l'empatia. Tuttavia, da sola non basta. Recentemente l'empatia è diventata una scorciatoia, un modo di vivere deliziose emozioni morali senza dover affrontare quelle debolezze della nostra natura umana che ci impediscono di agire effettivamente su di loro. E' diventata un modo di vivere l'illusione del progresso morale, senza il lavoro sporco dei giudizi sulle azioni. In una cultura che è incapace di esprimersi sulle categorie morali e che teme continuamente di recare offesa, insegnare l'empatia è il mezzo più sicuro con cui le scuole e le altre istituzioni vogliono sembrare virtuose senza rischiare di risultare controverse o di ferire i sentimenti di qualcuno. Le persone che effettivamente svolgono un'azione sociale non solo soffrono per coloro che soffrono, ma si sentono costrette ad agire dal senso del dovere. Le loro vite sono scandite da codici sacri.

Pensate a qualcuno che ammirate. Molto probabilmente hanno una forte capacità di sentire quello che sentono gli altri, ma questo è in secondo piano rispetto al loro senso d'obbligo verso un codice religioso, militare, sociale o filosofico. Queste persone si vergognerebbero o si sentirebbero in colpa se non fossero all'altezza del codice. Il codice dice loro quando meritano l'ammirazione pubblica o il disonore. Il codice li aiuta a valutare i sentimenti altrui, non solo a condividerli. Il codice dice loro che un adultero o un trafficante di droga possono sentirsi soddisfatti, ma meritano comunque disprezzo.

Il codice non è solo un insieme di regole, è una fonte di identità. E' perseguito con gioia e suscita le emozioni e i legami più forti. L'empatia è secondaria. Se si vuole rendere il mondo un posto migliore, allora bisognerebbe aiutare le persone a discutere, capire, correggersi, ammirare e mettere in atto i loro codici. Ed accettare che i codici divergono spesso.

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

Posta un commento Default Comments

emo-but-icon

Seguici!

Hybris&Joshua. Powered by Blogger.

HOT

NEW

Translate this blog!

Visite Totali

Mappa Visitatori

item
"