Sulla polemica contro la Giannini: il rumore val più delle voci?



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In Italia c'è chi non ce la fa nonostante sia meritevole.
Però in Italia ci sono anche molti che non ce la fanno perché non sono meritevoli.
Gli ultimi, tuttavia, alzano la voce tanto quanto i primi (anzi, spesso di più) e nel rumore generale si fa fatica a riconoscere chi ha le sue ragioni e chi si accaparra le ragioni degli altri per autoassolversi.
Ecco perché saltare sul carro di coloro tra i quali ci si vuole mimetizzare è una prassi comunissima: il rumore di tanti affranca dalla responsabilità della propria voce.

L'ultimo weekend è stato interessato dalla polemica montata in seguito alle parole della ricercatrice Roberta D'Alessandro, che vive in Olanda e che è risultata vincitrice di una borsa ERC da due milioni di euro. La critica della ricercatrice è abbastanza condivisibile, nel senso che è ben noto quanti pochi denari da sempre la politica italiana abbia riservato per la ricerca e quanto poco essa sia valorizzata.
*** A tal proposito, vi chiedo di firmare la petizione lanciata qualche giorno fa dal prof. Parisi per salvare la ricerca italiana ***

E però... Fermiamoci un attimo.
Pare innanzitutto che la ministra Giannini avesse dovuto specificare di essere soddisfatta per la nazionalità dei ricercatori, non in generale per la "ricerca italiana" (espressione che lascerebbe sottintendere la sede dei ricercatori nel Bel Paese).  
E' un fatto, tuttavia, che i ricercatori italiani si siano piazzati ottimamente nel panorama europeo, ciò implica del resto che il sistema educativo italiano si dimostra ancora una volta valido! Il problema è il dopo, ma perché fare una polemica di questo tipo?
Nell'intervista del Fatto Quotidiano alla ricercatrice, viene riportato: "Peccato che nessuno di quei trenta (i trenta Italiani che hanno vinto i fondi ERC, ndr) li abbia vinti a casa sua."
Questo non è vero: dei 30 vincitori, 13 sono in Italia. Dei rimanenti 17, inoltre, non è corretto lasciar sottintendere che siano all'estero per disperazione. Questo è un tipico atteggiamento tutto italiano che vede nella mobilità dei ricercatori un sintomo del degrado del nostro Paese. Sia chiaro: chi fa ricerca deve fare esperienza all'estero, è parte necessaria della formazione e prassi consolidata in tutti gli altri Paesi. Solo in Italia viene dipinto come un incubo a prescindere, senza valutare caso per caso.

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Un altro punto: dall'intervista alla ricercatrice passa il malsano messaggio che in Italia i concorsi li vincano solo i raccomandati. Ho avuto modo di farlo notare alla stessa Roberta e mi ha assicurato che non è ciò che lei intendeva dire e che l'ha meglio specificato in un video. Il problema è che nell'intervista al Fatto questo appunto non è visibile, prova ne è la caterva di commenti che si sono scatenati contro quelli che un concorso in Italia l'hanno vinto. Credo che evitare di puntualizzare un aspetto così importante sia un grave errore, perché si rischia di creare un clima di caccia alle streghe che fa male ad un Paese tanto quanto la corruzione. L'equivalenza: vincitore=raccomandato è strumentalizzata da innumerevoli individui che non hanno quello che vorrebbero perché, semplicemente, non lo meritano. L'abilità di molti Italiani nel gonfiare le proprie presunte qualità e sminuire quelle altrui è arcinota. Quanti affermano di non essere stati scelti perché non all'altezza del ruolo? 

Ultimo appunto: il merito all'Olanda. I fondi ERC sono europei, non olandesi. Anzi, andrebbe ricordato che l'Italia risulta essere tra i quattro maggior contribuenti al bilancio europeo. Il problema è che fa fatica a ricevere quei contributi indietro, sotto forma di ricerca per esempio. Una delle ragioni è anche la totale ignoranza che dilaga tra le università sulla partecipazione ai bandi europei. E' interessante notare come invece l'Italia sia risultata prima per finanziamenti europei alle PMI! Questa notizia però fa poco rumore, perché contrasta l'approccio di chi affossa il Bel Paese per innalzare se stesso.
Un altro piccolo inciso, volto soprattutto a coloro che inneggiano ai Paesi Bassi per la presenza massiccia di multinazionali (e quindi di lavoro): la realtà è che l'Olanda, maestrina sempre pronta a bacchettare gli scolari discoli come gli Italiani, si presenta di fatto come una sorta di paradiso fiscale, tant'è che recentemente è stata multata dall'Unione Europea per i vantaggi illeciti a Fiat e Starbucks. 
Se non fosse ancora chiaro: l'Olanda non ha nessun merito nell'offrire la sede a  grosse multinazionali sul proprio territorio, questo accade solo per via degli accordi illeciti riguardanti gli sgravi fiscali. Ed è notizia di qualche giorno fa il "manuale dell'evasore" pubblicato dalla Credit Suisse per tutelare gli interessi dei suoi clienti evasori. Chissà se è nata anche in Svizzera una polemica simile al caso D'Alessandro-Giannini? 

Quando sei all'estero per diversi anni e poi riesci a tornare (perché vinci un concorso per esempio), possono accadere due eventi mutuamente esclusivi: o ti elevano o ti affossano.
La probabilità che si verifichi la prima delle due circostanze dipende da diversi fattori, quali l'obiettività e la sincera capacità di provare gioia per l'amico. In molti casi, tuttavia, è la seconda opzione che si realizza: il dubbio si insinua, la frustrazione trova nel successo dell'amico cibo di cui alimentarsi e l'invidia prende il sopravvento.
Per molti che mai si sono mossi dall'Italia l'esperienza di chi è stato all'estero conta meno che zero.
Si potrebbe raccontare di come le cose siano diverse dalle tipiche letture faziose ed esterofile che tanto piacciono a chi è troppo abituato a cercare la causa delle proprie colpe in fattori esterni, ma non ci si riesce: letteralmente, si perde credito dinanzi agli altri.
Ed allora, il punto è semplice, a mio parere: siamo un Paese che ha diversi problemi, ed i panni sporchi vanno lavati. Bisognerebbe però iniziare a distinguere quelli sporchi da quelli puliti. E poi, una volta individuati i primi, bisognerebbe lavorare di gomito. Molti lo fanno da sempre e continueranno a farlo, solo che si fa fatica a sentirli in questo rumore assordante.


    |   LEGGI ANCHE: I confini li avete in testa!

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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